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Il metodo

Come decidiamo che un numero è fuori dalla norma

Le scelte di metodo, con il loro prezzo scritto accanto. Non c’è un modo giusto in assoluto di leggere il carico di un calciatore: c’è un modo dichiarato, e uno nascosto. Questo è il nostro, dichiarato.

1Il riferimento è l’atleta, non la squadra

Un esterno corre il doppio di un centrale, e un portiere non c’entra con nessuno dei due. Confrontare un giocatore con la media della rosa mostra la differenza fra i RUOLI travestita da differenza di carico: il numero è vero, la domanda a cui risponde è un’altra.

Per questo il riferimento predefinito è la norma personale — la storia di quell’atleta, non della squadra — e l’ordine è fisso: prima sé stesso, poi il suo reparto se il gruppo è abbastanza numeroso, mai la media della squadra come metro del singolo. Quando si ripiega sul reparto, il programma lo scrive.

Il prezzo: un atleta nuovo non ha una norma finché non ha una storia. Il programma dice «non lo so» invece di prestargli quella di un altro.

2Un martedì non è un martedì

Nel calcio la settimana ruota attorno alla partita, e ogni giorno del microciclo ha un carico atteso diverso per costruzione: MD-3 è il giorno duro, MD-1 è rifinitura, MD+1 è scarico. Il giorno del calendario, da solo, non dice niente — un martedì può essere MD-4 o MD+2, e sono due mondi.

Perciò i confronti sono fra giorni OMOLOGHI: questo MD-3 contro i tuoi ultimi MD-3. Sulla stagione di prova la differenza è misurabile — dentro uno stesso MD la variabilità del carico scende del 37% sulla distanza e del 47% sull’sRPE: quasi metà di quello che sembrava rumore era il programma di allenamento.

Le etichette che scrive lo staff battono sempre il calcolo automatico: dentro una marcatura a mano c’è il giudizio su una settimana anomala — un’amichevole che non conta, una gara rinviata — che nessuna regola può dedurre.

3Le fonti non hanno tutte la stessa cadenza

Il GPS e il wellness si misurano ogni giorno; le pedane di forza ogni sette o dieci. Una finestra espressa in GIORNI che va bene per il carico è vuota per il salto: in ventotto giorni ci stanno tre test, e da tre valori una deviazione standard non si stima.

È un errore che abbiamo fatto e misurato: con la finestra del carico, la regola «carico alto più salto in calo» restava non valutabile su tutta la rosa — undici atleti su undici, pur avendo ognuno trentaquattro test. Ogni finestra ha una sua durata, e dove la cadenza non basta il programma lo dichiara invece di calcolare comunque. Da quando ogni finestra si ricava dalla cadenza vera di quella metrica — e dove una norma ancora non c’è si confronta l’ultimo test con il precedente — sulle pedane il novantacinque per cento dei giorni che restavano muti dice qualcosa.

Il prezzo è il tempo: una finestra che si allunga fino a settantadue giorni chiede settantadue giorni di storia, quindi su una metrica rada un club nuovo non vede niente per due mesi. E il criterio non è la fonte ma quanti valori ci stanno davvero dentro: la cadenza si misura sulla rosa, non sul singolo, perché due compagni giudicati con righelli diversi non sarebbero più confrontabili proprio nella classifica che dice chi guardare per primo.

4Un buco non è un giorno di riposo

Uno zero è una misura: vuol dire che quel giorno l’atleta non ha lavorato. Un buco è l’assenza di una misura, e può voler dire che era in nazionale, che il GPS non è partito, o che nessuno ha caricato il file. Confonderli falsa ACWR, monotonia e z-score in modo invisibile — e nel verso più pericoloso, perché un carico mancante letto come zero abbassa la norma e spegne gli allarmi.

A decidere è il calendario: un giorno marcato riposo senza misure vale zero, un giorno di allenamento o di partita senza misure resta un buco dichiarato. Un giorno di tipo sconosciuto si comporta come prima, perché un calendario incompleto è la norma nel primo mese di un club.

Sui grafici il buco si vede: la linea si interrompe, e la larghezza dello spazio vuoto è la durata dell’assenza. Un’interruzione di ventotto giorni non è una fessura da un giorno.

5Quando un cambiamento è vero, e quando conta

Sono due domande diverse e vanno tenute separate. La prima è dello strumento: dalle prove ripetute di un test — le tre prove di un CMJ sono righe distinte, non una media già fatta — si ricava l’errore tipico, e da lì il cambiamento minimo rilevabile. Sotto quel numero, due misure non sono diverse: sono la stessa misura ripetuta.

La seconda è una decisione, non una proprietà: quanto deve cambiare perché valga la pena guardarlo. Il programma la propone dai tuoi dati, in due modi che rispondono a due domande diverse, e la lascia dichiarare a te.

Che i due numeri divergano è un’informazione, non un guasto: se il rumore è più grande della soglia che conta, quello strumento non è in grado di vedere ciò che ti interesserebbe — ed è meglio saperlo prima di costruirci sopra una decisione.

6La soglia sa su quanti valori è costruita

Uno z-score si legge come se la media e la deviazione standard fossero note. Non lo sono: si stimano dalla storia dell’atleta, e su una metrica che si prova ogni sette giorni quella storia è una dozzina di valori. Una soglia fissa applicata a una stima così è più sicura di sé di quanto abbia il diritto di essere.

Per questo le soglie si correggono per quanti valori contiene davvero la finestra — la distribuzione giusta è una t di Student, non una normale. Sui dati quotidiani la soglia d’attenzione passa da 1,5 a circa 1,57 deviazioni; sulle pedane, con dodici valori, a 1,69. E il programma mostra sempre le soglie davvero usate, mai quelle nominali.

Il prezzo: qualche rosso in meno. Sulla stagione di prova cambiano circa il tre per cento dei giudizi, quasi tutti rossi diventati arancioni — ed è la direzione onesta, perché un rosso costruito su dodici valori era troppo sicuro di sé.

7Pochi allarmi, o nessuno li guarda

Un sistema che segnala il quaranta per cento dei giorni non segnala niente: insegna a ignorare il colore. È successo anche a noi — con la soglia a variazione percentuale gli allarmi arrivavano al 66% dei giorni-atleta, perché dentro un microciclo il giorno duro sta NATURALMENTE il venti per cento sopra il suo riferimento.

Passando allo z-score sulla norma personale — che divide per quanto varia quell’atleta, e quindi assorbe la struttura della settimana — gli allarmi sono scesi all’8,6%, e il rapporto fra rossi e arancioni si è raddrizzato. Le segnalazioni che restano incrociano DUE fonti: carico alto con wellness in calo, carico alto con salto in calo, rientro con carico già alto, asimmetria che peggiora.

Ogni allarme porta accanto i numeri che l’hanno acceso, e ogni regola che non si è potuta valutare lo dichiara con il motivo e il rimedio. «Non ho potuto guardare» non è «va tutto bene».

8Perché non predice, e non lo farà

Non esiste un punteggio di rischio, una probabilità di infortunio o una raccomandazione di idoneità. Non è prudenza commerciale: un sistema che predice è uno strumento di supporto alla decisione clinica, con tutto quello che comporta — e le promesse di previsione, in questo campo, non si sono mantenute.

Quello che il programma dice è: questo valore si discosta dalla norma di questo atleta di tanto, e questi sono i dati grezzi che lo generano. Il vocabolario è scelto apposta — «fuori dalla sua norma», «in calo», «da guardare» — e non contiene «a rischio».

L’interpretazione resta all’operatore qualificato, e la frase sta DENTRO il prodotto: accanto al semaforo, e nella schermata dove si configurano le soglie, che è il momento in cui una persona crede di più a quello che sta costruendo.

9Che cosa serve per cominciare

Un file CSV di qualunque fornitore e la rosa. Le colonne si mappano una volta e il profilo si salva; le date della stagione e le partite in calendario servono per il microciclo, e si inseriscono in un pomeriggio.

Le prime settimane il programma dirà «non lo so» spesso, ed è corretto: una norma personale ha bisogno di storia. Con quattro settimane di carico quotidiano le tendenze e gli scostamenti cominciano a dire qualcosa; l’ACWR disaccoppiato ne chiede trentacinque, e lo scrive.

Non serve cambiare fornitore, non serve un connettore, e non serve decidere niente prima di vedere il primo numero: i predefiniti sono sensati, dichiarati e tutti modificabili.

Se il metodo ti convince, il resto si vede in mezz’ora.